Sassuolo-Torino 1-1 vede i neroverdi tornare a far punti dopo una delle tante strisce negative di questa stagione. Si tratta di un risultato dal valore significativo per il morale e la classifica. Della squadra come dei tifosi.
Il Sassuolo ha dimostrato due o tre cose che forse in molti avevano dimenticato fosse in grado di fare. Forse gli stessi ragazzi.
Innanzitutto, la squadra è una squadra e non è fatta di singoli. Chiaro che uscire dal momento di difficoltà senza Berardi è più complicato. Ma ieri, contro il Toro, senza Mimmo né Volpato né Boloca influenzato, con un 2005 come Lipani alla seconda da titolare, il ritorno al gol di Pinamonti e una brillante parata di Consigli su Zapata negli ultimi minuti, il risultato positivo è uno di quelli che danno respiro.
In partite simili il Sassuolo avrebbe perso, Cagliari e Genoa insegnano. Invece prendere il primo punto del girone di ritorno, in un momento che suona come di (ri)partenza, deve essere un impegno a proseguire senza cedere alla pressione. Quella pressione che, anche stavolta, ha causato l’ennesima rimonta subita dopo essere passati in vantaggio. Non portata completamente a termine, però.
Lo sforzo collettivo si è visto, nonostante sia mancato il colpo finale in attacco. Ma l’intera squadra ha dato prova di una prestazione positiva, al di là di quello che succederà in panchina. Il calendario non è dei migliori, ma non dipende solo dal Sassuolo.
Tornando a Pinamonti, criticato sempre ma che, con 8 reti segnate in Serie A finora, è la migliore punta centrale italiana del nostro campionato. E ha segnato più di gente come Zapata, Scamacca, Kvarartskhelia, Osimhen e Ciro Immobile. Al Mapei Stadium aveva segnato anche nell’ultima che il Sassuolo ha giocato in casa, contro la Fiorentina. Sempre su assist di Pedersen.
E qui veniamo alla linea verde, che paradossalmente sta “portando avanti la baracca” con ragazzi come Lipani, Pedersen e Viti – senza scordarci di Missori e soprattutto Volpato. Giocatori elogiati da Dionisi nel post-partita, ma ancor più paradossalmente sono stati per tanto tempo lasciati fuori dalle rotazioni. Rotazioni che, a Bologna, erano state fatidiche. E che stavolta sono state invece sacrosante per far rifiatare chi aveva dato tutto ciò che poteva.
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